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8
Set 2020
adolescenti giovani covid scuola

Adolescenti e pandemia: vissuti e aspettative della nuova generazione

 

Come si sentono gli adolescenti, dopo tutto ciò che è accaduto a tutti noi, a causa della quarantena e dell’emergenza covid-19?

Questo interrogativo mi è sorto spontaneo, dopo le ormai assodate difficoltà degli adulti, cui sono mancati ritmi scanditi e abituali di lavoro e riposo, nonché i rapporti affettivi con gli altri.

 

“Ma gli adolescenti che non hanno ancora una personalità sufficientemente strutturata e che faticosamente stanno cercando la propria identità, come hanno vissuto tutto ciò?”

 

Non prenderò in considerazione le drammatiche situazioni famigliari in cui si sono verificati più lutti in famiglia, ma solo coloro che in questo caso, sono stati più fortunati.

 

Qualche reazione di paura

Tra gli adolescenti meno estroversi e che si sono spaventati, alcuni si sono auto-rinchiusi in casa e spesso nella loro camera, per un periodo assai prolungato, vivendo tale clausura inizialmente con piacere; a lungo andare però si sono resi conto che uscire di casa sarebbe stato meglio, non solo però faceva loro paura uscire, ma a volte preferivano restare rinchiusi nella loro stanza, per difendersi dall’invadenza dei genitori.

Sicuramente agli adolescenti, a tutti gli adolescenti, sono mancati gli incontri di gruppo con gli amici, la cui funzione principale è la ricerca di un confronto, di identificazione, per una faticosa e graduale costruzione dell’identità e della propria autonomia.

 

Riti e ritualità

La società odierna, così evoluta dal punto di vista tecnologico, si è scordata però dell’evoluzione dell’uomo e della donna. L’umanità, che ha impiegato tanti secoli per imparare ad evolvere e ha utilizzato i riti per segnare e limitare nel tempo i cambiamenti significativi dell’uomo e della donna, li ha quasi aboliti e il covid-19 ha fatto il resto.

Prima del covid tutto sembrava essere possibile, sempre e comunque ad ogni età, senza distinzione di sesso, senza condizionamenti biologici e/o temporali. Il covid-19 ha provocato drammaticamente un ribaltamento della nostra vita e ci ha costretto a inserire, come priorità principale dell’esistenza, la salute del nostro corpo.

 

Ma il covid non ha fatto solo questo, ha abolito tutti i riti, anche quelli più spontanei, banali e apparentemente insignificanti.

Faccio riferimento a riti come quelli che segnano la fine gioiosa (soprattutto per chi è stato promosso) dell’anno scolastico: dei festeggiamenti tra ragazzi, delle pizzate con i compagni, qualche volta anche con la presenza dei professori. Questo rito ha un valore temporale notevole, perché scandisce davvero la fine di un anno scolastico, che consente di pensare serenamente all’anno successivo.

Alcuni ragazzi mi hanno riferito un senso di disagio relativo ad un tempo scolastico quasi ancora in corso, come fosse sospeso dico io, nonostante che le lezioni fossero definitivamente finite. È mancato quindi il rito della fine dell’anno scolastico.

Altresì sono mancati loro l’alleanza diretta con i compagni, le confidenze, lo scambio di idee durante la lezione, il sostegno reciproco, la condivisione, il confronto: sappiamo quanto tutto ciò sia importante per l’adolescente. Questi rapporti sono mancati anche ai meno estroversi, che magari avevano visto come positivo il fatto di non doversi svegliare presto al mattino, perché l’andare a scuola richiedeva loro un lungo percorso stradale.

Persino i giovani, coloro che alle prese con l’università stavano preparando una laurea o esami importanti, hanno riferito disagio, a volte forte disagio per averli svolti on- line. Mi spiegano confusamente che era come se i momenti importanti della loro vita avessero assunto improvvisamente poca importanza e provavano insoddisfazione e tristezza: era mancato il rito del festeggiamento collettivo, della condivisione (anche famigliare) dell’esame di laurea.

 

Vi chiederete: ma non è già una soddisfazione sufficiente avere in mano una laurea?

Sì, certo rispondo io, ma l’esame di laurea chiude una fase della vita per aprirne un’altra. Il festeggiamento che spesso dà un leggero senso di euforica vittoria, si contrappone però, poco dopo, ad un senso di perdita, di perdita della spensieratezza di quel tempo che introduce alla vita adulta.

Il rito collettivo riesce però a donare serenità, spensieratezza, appartenenza, condivisione serena, di un capitolo della vita che si sta chiudendo. Naturalmente il capitolo degli studi universitari si può riaprire, anche se sarà diverso, ma si può riaprire.

Gli adolescenti con i quali ho parlato, così come alcuni giovani, hanno altresì riferito, in relazione al ritorno alla normalità scolastica, una sorta di pessimismo, una speranza un po’ spenta e sofferente. La mancanza di cultura dell’amore per il nostro corpo, della sua salute, del suo ascolto come priorità, ha forse generato una sorta di paura che qualcosa di malefico o soprannaturale possa intervenire misteriosamente, mi chiedo?

È forse questo il motivo di una una speranza un po’ spenta?

 

Adolescenza e società

Devo aggiungere inoltre anche che gli adolescenti prima della pandemia erano purtroppo dominati dai dettami della società dei consumi, e hanno privilegiato in assoluto solo l’aspetto esteriore del corpo, massificandone i canoni di bellezza e facendo sentire tutti coloro che non potevano adeguarvisi dei derelitti o degli incivili.

La pubblicità televisiva li ha bombardati infatti, per anni, di regole come: assolutamente glabri, assolutamente privi di odori, assolutamente belli e prestanti fisicamente e affascinanti.

Gli adolescenti hanno, in ogni tempo, faticato ad accettare il loro corpo in evoluzione e tutto ciò che consegue all’accettazione di un corpo sessuato che cambia, che muta i rapporti coi genitori, con i fratelli e con gli amici e che costringe ad ascoltarlo nei suoi stimoli, a volte inaccettabili. Ma i riti collettivi del passaggio nell’adolescenza che certi popoli rispettavano, mostravano ai ragazzi l’importanza di questa faticosa evoluzione, legittimandoli senza strumentalizzarli.

Qualcuno potrebbe contestare queste mie affermazioni dicendo che i canoni di bellezza ci sono sempre stati in ogni tempo, ma a questa critica risponderei: forse erano meno prepotenti, meno bombardanti e lasciavano spazio alla crescita interiore, alla critica.

Tali canoni non privilegiavano la prestazione in sé in ogni campo (sessuale, fisica, nervosa, mnemonica, reattiva…) come quelli che fino a poco tempo fa dominavano, che in parte potrebbero essere la causa diretta di patologizzazioni dannose.

 

Tali canoni inoltre, possono aver reso i nostri adolescenti assai dipendenti dalla capacità di consumare, capacità che col tempo può aver assunto il significato di immagine sociale vincente.

 

Adolescenti e futuro

Può essere infine che gli adolescenti, ma anche i giovani, abbiano attribuito a questo stravolgimento della loro vita, provocato dal covid-19, un senso di perdita del loro futuro. Ma il futuro è sempre stato conquistato dagli adolescenti e dai giovani, consapevoli che avrebbero avuto molti anni davanti a loro da vivere e disposti a sacrificarsi per coronare i loro sogni responsabilmente.

Come tutti sappiamo, inoltre, la storia degli uomini è sempre stata fatta di cambiamenti, di adattamenti e di nuove rotte.
È importante però che i genitori sappiano aiutare i loro figli adolescenti, incoraggiandoli a conoscersi, a credere in se stessi, nelle loro inclinazioni, con ottimismo e coraggio. È altresì estremamente utile che già dalla pre-adolescenza, sappiano rinforzare la loro capacità critica e lo sguardo sull’esame di realtà.

Tutto ciò nonostante l’ambivalenza dell’adolescente che reagisce immediatamente rifiutando l’aiuto del genitore, ma che segretamente spera che lo faccia. Il cambiamento positivo voluto per la nostra vita ,dipende da molti fattori, tra i quali, oltre a quelli già sopra esposti, l’amore di noi stessi e degli altri, la salute fisica e psichica, i valori perseguiti, i sogni concreti e non assurdi.

 

Germana Spagnolo, Psicologa e Psicoterapeuta

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