11
Nov 2019
coppia che si abbraccia in inverno
Postato da: In: Blog, Tag:, , 0 Commenti

La coppia nella quotidianità: relazioni occasionali, convivenza, matrimonio? Come mai, tra le tante persone che si incontrano nella propria vita, ci si innamora proprio di quella?

«Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne» (Gn.2,24).

Come ci siamo incontrati?

La teoria dell’attaccamento sostiene che ognuno acquisisce nell’infanzia alcune caratteristiche maniere di vivere l’amore che poi ripete come schemi inconsci (modelli operativi interni) che tendono ad essere stabili nel tempo e ad influenzare le relazioni successive (se non sono coscientizzati): tali modelli si riferiscono alla visione che l’individuo sviluppa di sé, dell’altro e della relazione stessa con l’altro.

Freud disse che «innamorarsi è ritrovare l’oggetto perduto». Come sono stati vissuti i primi legami familiari? Quali stili di attaccamento? Quali richieste e quali attese sono in campo? Ci sono stati ‘vuoti’ che chiedono di essere riparati? Nel matrimonio cristiano si chiede: siete venuti qui liberamente e consapevoli del significato della vostra decisione? Una volta scelta quella persona, la coppia ripercorre diverse fasi.

La prima è quella caratterizzata principalmente dall’attrazione fisica, mentre nella seconda entrano in gioco anche i sistemi di attaccamento e di accudimento reciproci, in parte legati ad una riattualizzazione del proprio stile di attaccamento coi propri genitori.

Ad una prima fase di idealizzazione del partner e del rapporto, segue una seconda fase in cui emergono le differenze che possono dare origine a crisi e fatiche (i 4 cavalieri dell’Apocalisse: critiche, pretese, comportamenti inadeguati ripetuti, rifiuti).

La terza fase è quella dell’amore, in cui il rapporto si stabilizza e comincia a concretizzarsi maggiormente, per poi arrivare alla quarta fase in cui prevalgono la routine quotidiana, l’impegno reciproco, la sicurezza affettiva e della presenza dell’altro. Più i piani della casa sono alti… più si vede lontano!

Impegnarsi con un altro in modo esclusivo e definitivo è una scommessa impegnativa. L’innamoramento è caratterizzato dal presente, l’amore sponsale implica invece il futuro, è un dono del proprio futuro. L’amore coniugale e la famiglia sono un po’ come una pianta che, grazie alle sue profonde radici, saprà resistere alle tempeste e alimentarsi anche nei momenti di siccità.

La coppia dalla promessa alla quotidianità

L’amore è una realtà che si costruisce, giorno per giorno; la vita di coppia non è una situazione statica, ma uno sviluppo, una sorgente che offre abbondanti risorse per maturare, per migliorare e superare tante difficoltà. L’innamoramento è un evento unico nella vita, ma il matrimonio è un processo continuo. L’amore coniugale va riscoperto, alimentato e reinventato ogni giorno.

Il nemico più insidioso è l’abitudine, cioè il perdere il desiderio, la creatività degli inizi; allora quell’amore finisce per raffreddarsi e morire tristemente. Le condizioni necessarie di un legame duraturo sono almeno due:

  • Questa storia d’amore mi aiuta a essere più uomo, più donna?
  • Vedo il partner come il padre, la madre dei miei figli?

La vita di coppia vive, cresce e si realizza nella vita di ogni giorno; è immersa nelle relazioni con gli altri, in una società, in un ritmo di vita. Se il contesto in cui la coppia è inserita la sostiene e la valorizza, la coppia realizza con più facilità il suo progetto; se il contesto è ostile, essa soffre e rischia di frantumarsi. È importante riconoscere la complessità e le contraddizioni del contesto culturale e sociale in cui viviamo; capire a quali valori si ispira e confrontarli con quelli essenziali della coppia.

Il lavoro, per esempio, influisce certamente sulla vita della coppia, sul suo realizzarsi; non solo per il tempo che occupa sottraendolo allo stare insieme, ma soprattutto per l’influenza che esercita sullo stile di vita, sui valori riconosciuti importanti per la coppia. Così, l’instaurarsi di una relazione di vicinanza e di libertà, di affetto e di indipendenza con le rispettive famiglie di origine, richiede la costruzione di rapporti positivi ed equilibrati, senza tagli, ma anche senza interferenze.

La quotidianità è quindi il luogo di espressione e di “manutenzione” della coppia. Come far vivere la nostra coppia ogni giorno, coltivando ciò che è essenziale per l’amore? Come essere noi i protagonisti del nostro amore nella quotidianità, in famiglia, nella società, nel lavoro, nella comunità?

La mentalità della società, che guida molte delle nostre scelte, tende a entrare anche nel rapporto di coppia e a snaturarlo centra lo sguardo sull’avere (sei importante perché hai tante cose, hai tante qualità, hai potere, fascino, fama, soldi ecc.), sull’utile (vali per il ruolo che hai, per quanto sai fare, per quanto mi servi…), sulla novità/cambiamento (è bello solo ciò che è nuovo; bisogna cambiare sempre; si inventano e si seguono le mode, ma di breve durata), sullo scambio/mercanteggiamento (ti do qualcosa se tu mi dai qualcosa in cambio, si pretende sempre, si accentuano i diritti a scapito dei doveri, si è opportunisti).

La coppia dovrà guardarsi da tutto questo e chiedersi di fronte a ogni scelta che fa (lavoro, casa, figli, educazione, ecc.):

«Corrisponde alla logica dell’amore o corrisponde a qualche altra logica?»

La logica dell’amore è il criterio che dovrà guidare sempre le nostre scelte. Ci vuole anche un po’ di rischio e di sana preoccupazione; in amore, quando ci si sente ‘arrivati’, quando tutto sembra filare liscio… si è in pericolo! La troppa sicurezza è sempre un problema perché si perde attenzione e premura, non ci si preoccupa più di rendersi amabili, non c’è più un po’ di magia. Allora tutto diventa prevedibile, ogni giorno si ripete sempre uguale, il tran tran quotidiano fa assomigliare la relazione a un lavoro impiegatizio, a un compito in classe.

Così può capitare di messaggiare con altre persone, non per tradire, ma per riassaporare quel gusto del brivido e del rischio che da troppo tempo latita. Anche l’unione più solida ogni tanto ha bisogno di aria nuova, altrimenti la routine prenderà il sopravvento e l’insoddisfazione busserà alla porta. Anche il calo del desiderio sessuale dipende dal fatto che molte coppie sono così occupate da impegni quotidiani, così troppo stressate dalle richieste dell’ambiente e dall’educazione dei figli, così troppo stanche… per dedicare tempo ed energie all’intimità e alla sessualità.

In alcuni casi si assiste al tentativo (spesso maldestro) di sublimare totalmente l’attività sessuale in affetto fraterno o qualcosa del genere: molte coppie, infatti, dichiarano di amarsi nonostante una sessualità rara o del tutto assente. Una terapia di coppia è lo spazio-tempo più adeguato nel quale ritrovare se stessi e la coppia. Attraverso questo strumento è possibile confrontarsi su ciò che funziona e su ciò che può essere migliorato.

La coppia dall’io al noi

Potremo dirci: con te sempre, dovunque, comunque? È nella quotidianità che si gioca il passaggio dall’io al noi! È essenziale, per ogni coppia che funzioni, l’equilibrio psichico individuale, indispensabile per garantire un assetto stabile alla relazione. Un dialogo proficuo e costruttivo richiede una ricchezza interiore che si alimenta nella lettura, nella riflessione personale, nell’apertura alla società, nella preghiera.

Diversamente, la vita quotidiana e il dialogo diventano noiosi, inconsistenti. Quando ognuno dei partner non cura il proprio spirito e non esiste una varietà di relazioni con altre persone, la vita familiare diventa una prigione, il dialogo si impoverisce, l’incontro può diventare scontro, la differenza diventa ostacolo da abbattere, non ricchezza da accogliere. Si dimentica il noi e si torna all’io: il cancro dell’amore è… l’egoismo, non mettersi nei panni dell’altro, pensare solo a sé!

Del resto anche la dipendenza eccessiva dal partner e il possesso geloso portano all’isolamento sociale della coppia. Il noi non può però sequestrare l’io, la personalità del partner! Succede quando si cerca solo la vicinanza che rassicura ma che, nello stesso tempo, uccide l’eros. I dipendenti emotivi si chiudono a riccio, pretendono tutto dal partner, percepiscono le relazioni sociali come minacce al mantenimento della coppia: la coppia vive allora nel malessere e l’altro (o l’altra) potrebbe desiderare una liberazione da questo possesso asfissiante, potrebbe cercare ossigeno per uscire da una vita di coppia che si è trasformata in una ‘camera a gas’.

Ci si deve guardare anche da uno stile di vita legato ai consumi (star meglio, pos-sedere di più, un livello di vita alto…) più che ai valori. È diffusa la cultura del provvisorio: la visione usa e getta crea molta sofferenza e solitudine, per coppie e figli! Si sta insieme fin tanto che piace, poi si passa con facilità da una relazione affettiva ad un’altra; accade come con gli oggetti: tutto è scartabile, ciascuno usa e getta, spreca e rompe, sfrutta e spreme finché serve. Si crede di poter connettere o disconnettere a piacimento… e, poi, addio. Crescono solitudini e sofferenze: internet trova qui terreno fertile… per evasioni fantasiose e fughe, alla ricerca di nuovi partner!

La coppia è chiamata ad aprirsi ai problemi del mondo, alle sollecitazioni della storia, ai segni dei tempi, a costruire famiglie aperte e solidali! Si tratta di diverso modello di vita: più sobrio, più ecologico, più spirituale, più umano! Non si può essere cronicamente lamentosi, ‘vittime sacrificali’: chi si lamenta sempre raccoglie depressione. Si deve riconoscere il proprio limite, si sperimenta la mancanza, una sofferenza essenziale alla crescita. Per amarsi bisogna separarsi da attese magiche. L’altro è altro e resta sempre… un mistero!

Coppia: come siamo oggi?

Amore e solitudine non si escludono, come dice questo racconto:

«L’amore notò la solitudine in riva al mare: ‘Perché rimani sola quando tutto il mondo cerca qualcosa?’ La solitudine si voltò e, guardando negli occhi l’amore, rispose: ‘Perché tutti cercano qualcuno o qualcosa soltanto per non sentirsi soli, mentre io vivo sola per incontrare te, dentro di me.’»

La solitudine permette di ossigenarsi e di abitare con se stessi. Troppe persone cercano un salvagente, non sanno stare a galla per conto proprio. E così si confonde l’amore con la dipendenza che, a lungo termine, rende insopportabili. La solitudine è il tempo che ci permette di riflettere, di comprendere e amare la differenza, il mistero dell’altro. Chi sta bene con se stesso sa anche costruire una vera complicità.

Fare verità su se stessi, sulle proprie scelte, permette di riconoscere la distanza dalle persone che amiamo. Una comunicazione vera chiede di mettersi nei panni dell’altro: è amore senza fusione, è custodire la differenza! I diversi si incontrano, si rispettano: non c’è bisogno di essere ‘fotocopie’. Mettersi insieme significa essere consapevoli che c’è qualche cosa più grande di me e di te: ci siamo noi. Un noi che ha priorità differenti dai due io, e che ne avrà altre ancora quando al primo noi si aggiungeranno i figli… bisogna andare oltre se stessi.

Fuori dal ‟noi” siamo condannati all’isolamento, alla infertilità: essere uniti non significa fusione. Nella fusione c’è sempre la distruzione di uno dei due! Due cloni non hanno niente da darsi. Chi è dentro una relazione d’amore non deve mai dimenticare la compassione e la misericordia. È la forma più alta di conoscenza dell’altro, perché va all’essenziale, intercetta il mondo interiore, le emozioni, la vita profonda. È così che si costruisce “storia insieme”. Non sempre c’è la risposta, ma ci si prende per mano, si abita il conflitto e la solitudine, ci si aiuta a non evadere, a non cercare vie di fuga, a rimanere fermi e solidi, evitando risposte preconfezionate.

Domanda

La promessa d’amore quanto si è realizzata nella vostra vita? È cresciuto il noi? Cosa migliorereste?

Allegati

  • coppia che si abbraccia in inverno

I Commenti non sono disponibili