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Giu 2020
corona bianca
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La corona e la catena

 

Eravamo lì, tutti tranquilli. La nostra esistenza di ogni giorno. I contrattempi, giusto una tantum.
Concentrati su di noi, appena di più anche su chi ci vive accanto. Tutto il mondo fuori, come cantava Vasco Rossi quarant’anni fa, in ben altre situazioni.

Poi è arrivato il virus, lento e inarrestabile. In fin conti dalla Cina all’Italia ci vuole il suo tempo. E, dopo, i morti che aumentano, le ambulanze che fischiano e nessuno che si sente protetto.

 

Non c’è nulla di più spaventoso di chi ti uccide senza svelarsi.

 

Mica tutti giriamo armati di un microscopio elettronico. Siamo andati a letto tutte le sere con la preoccupazione di svegliarci con l’impossibilità di respirare e la certezza di venire intubati, se va bene.

Mai la buonanotte a chi ci si addormenta vicino è sembrato un augurio più sensato.Viviamo con la mano davnti alla bocca, perché altrimenti, come ai tempi della Rivoluzione Francese, si rischia di morire, sia pure per cause diverse.

Consoliamoci vivendo alla giornata, ci siamo detti. Divertiamoci. Andiamo a cena fuori, prendiamoci due-tre giorni di vacanza, godiamoci un bel film, o una bella partita di calcio. Tutto chiuso.

Abbiamo socializzato solamente borbottando durante le interminabili code al supermercato. Ammesso che non fossero già vuoti, perché, l’abbiamo visto e vissuto: si salvi chi può, portiamo via tutto dai bancali. Quello che mio è mio, quello che è tuo è ancora mio.

 

Ognuno reagisce come può. Di questi tempi il maestro del pensiero più citato è stato Don Abbondio:

 

«Il coraggio, uno non se lo può dare.»

 

E allora condividiamo le paure, raccontiamoci senza timore come ci si gela il sangue tutte le volte che sentiamo un’ambulanza. Ogni sera tutti davanti alla tv per il bollettino di guerra su morti, feriti, contagiati. Altro che Sky Sport News.

Oppure no, non condividiamo un’ostrega, ognuno per sé e Dio contro tutti, come in un western all’italiana, pochi dialoghi e molti colpi di pistola. Se posso, ti frego, e avrò ragione se sarò rimasto vivo anche un solo giorno più di te.

 

E dove li mettiamo i medici?

 

Fa niente se li riscopriamo solo adesso, alla faccia dei no vax, della new age e del dottor Google, quello che tiene ambulatorio in ogni bar.

E poi, per dirla schietta,nei primi giorni della tragedia, l’impotenza e la disperazione ha condotto un professionista a proclamare sulla stampa che era inutile curare gli anziani affetti dal Corona.

Forse avrebbe fatto prima a dire: si accomodino, vecchietti, seconda bara in fondo a destra”.

Una Terra martire, che osserva piangendo la sfilata delle bare per le vie cittadine.

Allora, che cosa ci è rimasto, dopo l’assedio?

La Fede, per i fortunati che la possiedono.

La Ragione. Hai detto niente.

Come ci dicevano i nostri nonni quando da bimbi ci spaventavamo per un non nulla? “Stai calmo, fai un bel respiro” (CoVID19 permettendo). Dopodiché adesso guardiamolo negli occhi, il virus, non preoccupatevi se vi sembra di non vederlo, tanto vi vede lui e questo basta.

 

E dopo?

 

Raccontiamo agli altri ciò che abbiamo visto, ciò che abbiamo provato, ciò che abbiamo detestato di questa situazione. Ad una condizione però: che siamo disposti ad ascoltare quello che vedono, che provano che detestano di questa situazione gli altri.

Arricchiamo la nostra esperienza, ricevendo quella degli altri in ogni momento. Facendo attenzione a non fermarci ad uno scambio singolo, senza futuro. Quanto piuttosto all’inizio di un discorso, di una comunicazione, di un dialogo a più voci. Strada facendo non saremo soli, ma in tanti.

Forse il Corona ci spaventerà sempre un po’, ma sapremo come affrontarlo, come porci davanti a lui: in una parola, come situarci.

 

Last, but not least. C’è ancora una cosa che può aiutarci nel dialogo con gli altri. La sintonia.

 

Si tratta di trovare, volta per volta, occasione per occasione, la lunghezza d’onda, razionale, certo, ma anche emotiva, che ci permetta di esser con l’altro in un dialogo realmente comune, un dialogo che si apra a nuove esperienze e che apri altri mondi. Dentro e fuori di noi.

Per ascoltarci, per condividere pensieri ed emozioni.

Aiutiamoci l’un l’altro a levarci una Corona che non abbiamo chiesto, a scioglierci dalla catena che ci è stata imposta. Per stringerci insieme, liberi e guariti.

Alla faccia dell’intruso.

 

Salvatore Corea, Scuola di Psicoterapia Sistemico-Dialogica

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