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25
Mag 2021
timone nave navigazione mare tramonto

ALLEGRIA DI NAUFRAGI
Versa il 14 febbraio 1917

E subito riprende
Il viaggio
Come
Dopo il naufragio
Un superstite
Lupo di mare.

Sono versi del poeta Giuseppe Ungaretti. Durante il periodo della pandemia sovente mi hanno accompagnato. Il loro suono lo avevo sentito per la prima volta in una ormai lontana stagione della maturità liceale. Il professore di lettere, appassionato del poeta, era riuscito a trasmettere l’entusiasmo per questi brevi e intensi versi. Il suo commento credo che allora mi sia sfuggito, anche se nelle sue parole si coglieva l’invito a non arrendersi alle avversità della vita. Purtroppo a diciotto anni si pensava ad altro, alla fine della scuola e alle prossime vacanze: finalmente in libertà.

Ora che di anni ne sono passati un po’ ripenso al tema dei naufragi esistenziali che viene evocato dal momento che stiamo vivendo. Non vi è dubbio che il Covid ha stravolto la vita di molte persone. Ai danni impagabili per la perdita di parenti e amici, si aggiunge un disastro economico e sociale senza precedenti, non a caso il richiamo all’immagine di una guerra ha meglio rappresentato la situazione.

In questa battaglia abbiamo corso il rischio che un’intera generazione di adolescenti venisse ferita profondamente nell’animo. Nei racconti e nelle domande di aiuto dei genitori che arrivano presso il Conventino, spesso abbiamo colto la disperazione di chi stava per arrendersi, impossibilitati ad arginare un fenomeno che si manifestava in una costellazione di sintomi che ragazze e ragazzi esprimevano. Non riconoscevano più nei loro figli la gioia, l’allegria, la voglia spensierata, scandita tra scuola, sport, social, amici che vi era prima della pandemia. L’apatia, la solitudine, le paure, i sogni turbolenti, le abbuffate disordinate, i gesti autolesionistici, stavano lasciando spazio a uno stato d’ansia permanente e a disturbi dell’umore.

In questo tsunami, soprattutto la scuola ha cercato di arginare il fenomeno attraverso la DAD, cercando di ridurre i danni della mancanza di contatti, di occasioni di socialità. In tutti i modi i docenti hanno cercato di vivacizzare, di stimolare, di far sentire protagonisti degli apprendimenti. Seppur in un contesto virtuale hanno saputo coinvolgere, attivando curiosità, sollecitando attenzione. Credo che finalmente la scuola abbia dovuto fare i conti con la personalità degli alunni. Le fragilità, le imperfezioni, le emozioni hanno capovolto il registro della valutazione. Non solo alunni da istruire, conoscenze e competenze da apprendere, ma sguardo alla crescita e allo sviluppo, al benessere e salute psicologica.

Restiamo convinti che le ragazze e i ragazzi, insieme ai genitori, che incontriamo nei nostri studi, oltre alla cura e attenzione psicoterapeutica hanno bisogno di incoraggiamento, di traiettorie di speranze, di sogni e di progetti, di dare un senso e significato alla bellezza della vita.

Una sfida per l’intera comunità educante: il Conventino è pronto per riprendere il viaggio.

 

Salvatore Palazzo, Psicologo e Psicoterapeuta

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