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Apr 2020
mindfulness psicoterapia tramonto

Mindfulness e psicoterapia: vivere il presente

 

«Erano tempi bui, Harry, molto bui […] Chi cercava di fermarlo trovava la morte. I tuoi genitori combatterono contro di lui. Nessuno sopravviveva se lui decideva di ucciderlo. Nessuno, neanche uno, tranne te.»

Harry Potter e la pietra filosofale

 

Non Voldemort, non una guerra, non (solo) un virus: l’incertezza.

La sensazione di impotenza rispetto a qualcosa di più grande di noi, la scoperta – forzata – di nuovi modi di vivere e di lavorare. La pandemia ci ha costretti a rallentare, quasi a fermarci, per la prima volta dopo molto tempo.

Tempo di “riannodare idee, riprendere e rinnovare abitudini”, tempo da condividere con la famiglia – anche guardando quel film per ragazzi, che magari ha qualcosa da insegnarci:

 

«Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente.»

Kung Fu Panda

 

Presente: come affrontarlo, quando pare una minaccia più che un dono? Quando l’incertezza, l’ansia per il futuro e lo sconforto sono il leitmotiv della nostra giornata? Quando la depressione, reale o percepita che sia, limita le nostre energie?

 

Meditare

Passare da una vita con l’auto-pilot all’essere vigile e presente a te stesso. La pratica psicoterapica integra sempre più frequentemente la meditazione, con benefici evidenti: neuroscienziati hanno mostrato come determinate aree del cervello vengano attivate durante la pratica meditativa.

La risposta psicofisica migliora rispetto a parametri come la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, fino ad ottenere una generale diminuzione dello stress.

Cosa vedi? Cosa provi? Quali suoni o rumori avverti? Quali gusti e odori arrivano ai tuoi sensi? Osserva ciò che ti circonda con occhi nuovi, come se lo vedessi per la prima volta.

 

Guardarti intorno, guardati dentro e ascoltati

La mindfulness sviluppa la capacità di prestare attenzione, affrontando qualsiasi esperienza con un atteggiamento di benevola accoglienza. Valorizziamo le emozioni – anche quelle negative – come segnali. Senza farci travolgere, trovando un nostro baricentro, un’ancora che nella tempesta ci offre una nuova
rassicurante stabilità.

Una stabilità emotiva che permette una maggiore connessione con te stesso e con gli altri, che ti renda parte di un’esistenza ricca di possibilità – anche quando ci sono momenti difficili e dolorosi come quello che stiamo affrontando. Che, dopo tanto tempo, ti faccia tornare a sentire.

 

Mi piace il verbo ‘sentire’…
Sentire il rumore del mare,
sentire l’odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra,
sentire una penna che traccia
sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami, sentire la voce e sentirla con il cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni,
ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente…
(Alda Merini)

 

Marco Marossi, Psicologo e Psicoterapeuta

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