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Apr 2020
fede speranza colomba vola
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La Presenza, il Conforto e la Fede: la psicoterapia durante e dopo l’emergenza

 

Carissimi colleghi,

partecipo con gioia a questo confronto tra noi, consapevole della relatività delle lenti con cui osserviamo il reale e dei limiti delle nostre letture.

Sono giorni di grande sofferenza, di solitudine, soprattutto per chi fa esperienza di ospedale, di tanti che vivono la quarantena, di tutti quelli che si sentono “reclusi”… in casa.

Penso ai nostri pazienti, a noi colleghi: tutti ne soffriamo. Penso a chi in ospedale non può vedere le persone care, non può ricevere una carezza se non da un operatore sanitario, a chi sente vicino la morte e non può trovare un conforto religioso, una mano calda che ti rassicuri che non sei solo.

 

Del resto, tante persone hanno visto i propri cari entrare in ospedale e non li hanno più sentiti né visti e si trovano ora davanti l’urna con le ceneri.

 

Neppure il funerale, ultimo atto di pietà e di amore, di fede. Neppure quei riti così solenni, grevi, profondi che possono attutire il dolore, aiutare a elaborare il lutto, a sentire la presenza e la cura di una comunità e ricevere Speranza e annuncio di Salvezza e liberazione dalla morte!

Tutto sembra così irreale, così disumano, senza il necessario conforto. Al di là di tutti i dibattiti e delle giuste ricerche scientifiche, della generosità di medici, infermieri, volontari che hanno rischiato e rischiano la vita, di tanta gente anonima ma altrettanto generosa… credo che l’unico antidoto esistenziale che può emergere da questo calvario sia l’amore, il rispetto, la cura per ogni persona, incominciando dai più “poveri”, da chi è senza voce e senza visibilità sociale.

La mia vuol essere solo una considerazione a sfondo spirituale. Chissà se impareremo a vivere con un po’ più di fraternità tra persone, tra popoli e nazioni, evitando il rischio di fermarsi a ciò che dà visibilità sociale.

Mai come in questo momento è nell’interiorità e nel rispecchiamento della propria coscienza, davanti a Dio per chi è credente, che sorgono motivazioni vere, liberate da ogni rischio narcisistico e autoreferenziale, sempre in agguato in questo mondo virtuale, alla ricerca di pubblicità e di auto presentazione.

 

Anche in questo momento tragico c’è il rischio di cavalcare il coronavirus per avere ‘odiens’ sui social.

 

È bello conoscere i gesti generosi e coraggiosi di tante persone, ma dobbiamo sempre essere attenti alle motivazioni profonde. Usciremo da questa prova se a livello personale, sociale, internazionale si crescerà in fraternità, con più attenzione ai poveri.

Abbiamo bisogno di spiritualità, che parte certo dalla cura del corpo, ma per aprire il cuore e la mente alle grandi domande esistenziali sulla vita e sulla morte.

 

“Chi sono? Per chi vivo? Per chi spendo la vita? Che cosa mi brucia nel cuore? Chi amo e chi mi ama veramente? Quale Futuro per me e per questa nostra storia?

 

Ci vuole fede? Certo, la fede in Gesù Cristo ci insegna a vedere la sua Presenza in ogni uomo, soprattutto nei più poveri e indifesi, anche di fronte alla malattia e alla morte. Ma non vogliamo dimenticare che anche tanti uomini e donne, cosiddetti non credenti, si giocano con un amore altrettanto forte e generoso. Anche questo è opera dello Spirito che anima il mondo.

La salvezza, di cui tanto si parla, non si riduce alla guarigione, anche se ne fa parte. È un Bene che va al di là anche della morte. Questo è l’annuncio della Pasqua. Non mi basta “ricordare“ i nostri morti (quanti parenti, amici, operatori sanitari, volontari, sacerdoti…) non mi basta “fare memoria” delle cose belle vissute e fatte insieme!

 

Coltivo la Speranza che sono e siamo tutti nell’abbraccio di Dio, in quel mondo nuovo dove “né morte, né lutto” hanno dimora, come recita l’Apocalisse:

 

«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate»

E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»

(Apc 21,3-4)

 

La fede nella Risurrezione mi conforta che già sono vivi e presenti nella vita di Dio, sono ancora al fianco nostro, in una dimensione altra, non visibile agli occhi ma non meno reale e vera.

 

Questo mi consola: ci rivedremo e ci riabbracceremo al di là di ogni rischio di contaminazione, in una pienezza che incoraggia l’impegno di oggi.

 

In questo momento siamo in quarantena, chiusi nel grembo delle nostre case… ma ci sarà una rinascita, una Ripartenza che, mi auguro, sarà più umana, più solidale, più spirituale.

Se questo non fosse, avremmo sofferto invano. Forse, come psicologi/ psicoterapeuti, dovremo accogliere, ascoltare, accompagnare tante persone impaurite, segnate da lutti e vuoti terribili, alle prese con domande che trovino non solo risposte sociali e psicologiche, pure indispensabili.

Ci impegneremo ad ascoltare, accogliere sospiri e sguardi in cerca di speranza e di futuro, un futuro che dia forza di vivere e di amare ancora di più questa nostra storia, questo nostro mondo.

È quello che mi auguro con tutto il cuore dopo aver sofferto anch’io l’ospedalizzazione, aver visto dolore, solitudine e morte… insieme a tanti gesti di coraggio e di dedizione.

La lunga quarantena non mi toglie la possibilità di pensarvi, di sentirvi attraverso i social, di pregare soprattutto perché il nostro lavoro riprenda al più presto e sia pieno di umanità e di speranza.

 

Giuseppe Belotti, Psicologo e Psicoterapeuta, Direttore Associazione Psicologia Psicoterapia Il Conventino

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