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Lug 2020
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Dialogando con i genitori: l’infanzia ferita, trauma e resilienza

 

L’esperienza dell’adozione per molte coppie è certamente un momento di grande entusiasmo e allo stesso tempo di paure. Il percorso adottivo, che prevede una serie di passaggi in cui la coppia viene di fatto valutata, nelle sue capacità genitoriali, spesso si dimostra difficile da sostenere.

Non parliamo degli aspetti burocratici ed organizzativi che la legge impone, ma dell’impatto psicologico che la scelta adottiva comporta. I futuri genitori, attraverso una serie di colloqui con psicologi ed assistenti sociali, vengono ritenuti “idonei” se rispondono ad una serie di parametri inerenti la tutela del minore.

Questo aspetto diagnostico predittivo, che in alcuni casi è vissuto dalla coppia come invasivo della stessa privacy, risulta necessario e indispensabile per l’assegnazione al progetto adozione. L’indagine è articolata e mira alla valutazione delle competenze emotive, affettive e relazionali dei futuri genitori.

Tutto legittimo, affidare a una coppia un percorso di crescita e di sviluppo di un bambino e di una bambina, deve essere svolto con grande responsabilità, prudenza e cautela.

 

Resta però aperta una questione, che forse riguarda solo gli esperti delle relazione di coppia e famigliari, sulla proiezione diagnostica del legame di coppia.

 

Non è raro trovare coppie che dopo un’adozione decidono una separazione o che rifiutino la stessa adozione perché non più in grado di gestire i nuovi bisogni evolutivi del minore, diventato adolescente.

Quello che si sottolinea è la complessità del processo adottivo, che pur partendo dal bene del minore coinvolge l’intero nucleo familiare. Le dinamiche di coppia cambiano con il tempo, proprio perché cambiano i bisogni dei singoli che vivono il doppio ruolo di “genitore” e “compagno”.

Quello che si valuta in una coppia è un’istantanea, una fotografia del qui ed ora, che mette in evidenza soprattutto luci, spesso sfiorando le ombre, non dei singoli partner, ma della strutture del legame. Lo si vede spesso anche con la nascita di un figlio biologico.

Il terzo in una coppia cambia e modifica il clima relazionale di coppia. Solo con un’attenzione reciproca, una buona comprensione, una capacità di entrambi a cogliere i bisogni specifici di quel momento, si riesce a fronteggiare lo stress provocato dal cambiamento.

Come rispondono i partner all’evento è frutto di una loro storia personale, dove i tratti di personalità uniti alle esperienze educative nelle famiglie di origine si intrecciano. Queste storie, in seguito, troveranno proprio nella relazione di coppia uno spazio in cui poter sperimentare quegli apprendimenti emozionali, sentimentali e relazionali fondanti per accogliere la nascita di un bambino: proprio o adottivo.

 

Fondamentale è il ruolo del padre: “un padre nasce quando nasce una madre” se la sinergia del legame lo consente.

 

Che la costruzione di un clima accogliente, caldo, protettivo sia indispensabile per una buona crescita del bambino fa ormai parte di una cultura diffusa verso i diritti dell’infanzia, a maggior ragione se si tratta di bambini adottati.

Spesso le loro storie grondano di sofferenze indicibili, spesso di maltrattamenti e abusi nelle stesse famiglie di origine. Quando arrivano nelle nuova famiglia portano con loro i traumi di una seppur breve esistenza infelice, piena di paure e sfiducia verso gli adulti.

Come affrontare questi traumi non è certamente facile. La coppia adottiva è chiamata a un lavoro di pazienza, di ascolto, di vicinanza che spesso mette in gioco certezze educative consolidate. Sono bambini che spiazzano, che escono dalla logica educativa di un normale processo di crescita. Avere conoscenza di questi processi, ed affinare strumenti relazionali ed emotivi può essere una buona strada per cominciare l’avventura adottiva.

Nella mia esperienza di formatrice di coppie adottive ho trovato utile far riflettere e confrontare proprio su alcuni punti critici che si presentano durante il percorso. Alcuni di queste idee riportate vogliono essere spunti che aprano a nuovi modi di essere nella relazione educativa genitoriale, ne colgano difficoltà ma anche grandi opportunità di crescita individuale e di coppia.

Per ragioni di chiarezza esplicativa li riporto a mò di elenco, appare chiaro che la semplificazione non esaurisce la complessità dell’esperienza adottiva, ma sono certa che possono aiutare a meglio orientarsi.

 

Idea n. 1

L’attaccamento

Winnicott ha affermato che il neonato non esiste se non in presenza di una madre che se ne prende cura. La teoria dell’attaccamento di Bowlby afferma che senza amore, cioè senza un legame di attaccamento i bambini muoiono.

L’attaccamento è stato definito come la relazione tra le persone che consente di essere accettati e significativi agli occhi dell’altro. È la qualità di queste relazioni iniziali che è considerata da Bowlby come il punto di partenza di tutte le relazioni future di un bambino.

Se l’adulto risponde rapidamente ed adeguatamente ai suoi bisogni, il bambino ne riceve un sentimento di benessere, calma e soddisfazione. Se il bambino ha la sensazione di essere importante e prezioso riuscirà a stabilire una relazione di fiducia con il mondo esterno.

È nella prima fase di sviluppo, nelle interazioni con un adulto amorevole che il bambino trae la sensazione di essere amato ed è attraverso l’adulto che impara a sentirsi degno ed amabile. Secondo Eric Erikson questa è la prima domanda di un bambino:

 

« posso fidarmi degli altri? »

 

La spinta che determina la costruzione di questo legame primario è data più che dal bisogno di nutrizione, da quello di protezione. La stabilità della figura che accudisce il bambino veicola la sicurezza affettiva necessaria per crescere: questo è il concetto di “base sicura”. La carenza di amore provoca nel bambino molta sofferenza ( Spitz, A.Freud, Bowlby).

 

Idea n. 2

Il trauma

Per trauma si intende un qualsiasi evento che la persona recepisce come estremamente stressante.

Secondo Bowlby, le esperienze precoci del bambino con le proprie figure di attaccamento determinano rappresentazioni mentali denominate “modelli operativi interni” della relazione, che regolano aspetti centrali dello sviluppo come la regolazione degli affetti e la fiducia interpersonale.

Analogamente F. Shapiro ipotizza l’effetto di esperienze precoci sullo sviluppo futuro del bambino. Ricordi di eventi particolarmente stressanti o traumatici tendono ad essere immagazzinati in modo disfunzionale nel cervello sotto forma di network mnestici contenenti costellazioni di percezioni, aspettative negative, affetti e sensazioni corporee che possono essere riferite all’esperienza di caregiving.

In situazioni infantili all’interno di accudimenti particolarmente disfunzionali, il modello di attaccamento sviluppato dal bambino conterrà quindi network mnestici caratterizzati dall’esperienza del rifiuto o del maltrattamento.

Tra gli eventi considerati traumatici troviamo l’aver subito personalmente aggressioni, maltrattamenti o abuso fisico o sessuale o l’essere stati vittime di violenza assistita. La risposta emotiva di paura, impotenza, orrore può non essere percepita in quanto tale a causa dei processi di “dissociazione” in atto come difesa del trauma stesso.

 

Idea n. 3

È stata colpa mia o no?

L’adulto non può sbagliare altrimenti il bambino si concepirebbe così solo da non poter sopravvivere. La fiducia del bambino nell’adulto è sconfinata anche quando l’adulto è maltrattante perché vi è il timore di perdere anche gli unici punti di riferimento affettivi che conoscono e di sperimentare sentimenti di solitudine, impotenza e abbandono.

La logica sottesa a questo ragionamento è quella di conservare un’immagine positiva della persona in cui hanno riposto la loro fiducia.

Assumersi la colpa per giustificare il maltrattamento significa interpretare questo evento come una punizione in qualche modo meritata. Questo senso di colpa nei confronti dei genitori si radica nella mente del bambino come una concezione di sé, di essere cattivo.

Un’offesa è tanto più dolorosa quanto più è incredibile ovvero proviene da una figura dalla quale il bambino si aspetta affetto e comprensione. Può innescare due tipi di comportamento:

  • Il bambino si convince di essere responsabile e ciò sfocia in un comportamento depressivo
  • L’offesa ripetuta può innescare un meccanismo di difesa attivo

 

Idea n. 4

Triade sintomatologica di risposta

  • Risperimentazione del trauma attraverso ricordi, sogni, incubi, flashback dal carattere intrusivo ed episodi dissociativi durante i quali la persona sente ed agisce a livello percettivo ed affettivo come se stesse rivivendo l’evento.
  • Evitamento di tutte le situazioni che rievocano il ricordo traumatico fino all’amnesia dissociativa e all’appiattimento delle risposte affettive che comportano un senso di distacco e indifferenza, ritiro sociale e riduzione degli interessi.
  • Iperattivazione (iperarausal) che si manifesta con una difficoltà a modulare il grado di arousal a usarla anche di fronte a sollecitazioni ambientali di lieve entità con la presenza di irritabilità e risposta di allarme, alterazioni del sonno, disturbi della concentrazione della memoria.

Ci sono poi risposte più lievi:

  • Somatizzazione
  • Disturbi della regolazione affettiva

entrambe reazioni di adattamento al trauma.

 

Idea n. 5

Cosa può indurre a pensare ad un trauma pregresso?

  • Osservazione diretta dei comportamenti
  • Affermazioni o domande
  • Gioco simbolico
  • Disturbi del sonno o ipervigilanza
  • Difficoltà scolastiche relative all’attenzione o alla memoria (area cognitiva)
  • Fobie
  • Aggressività verso i pari, adulti, animali
  • Comportamenti autolesivi
  • Comportamenti sessuali non adeguati all’età

Molti studi depongono a favore del fatto che eventi traumatici di diversa natura alterano in maniera sostanziale il funzionamento psicologico e neurobiologico del bambino, sia in prossimità del trauma stesso sia nel corso del tempo.

Conseguenze

  • Difficoltà di attaccamento e nella sintonizzazione emotiva con gli altri
  • Livello biologico-somatizzazione analgesia
  • Disregolazione emotiva del sé: scarsa comprensione degli stati interni del sé e dell’altro, incapacità di comunicare desideri e bisogni
  • Dissociazione
  • Poco controllo del comportamento (aggressività auto-etero diretta, o positività, scarsa modulazione degli impulsi)
  • Senso del sé (scarso senso della separatezza-confini, bassa autostima, senso di vergogna, colpa, dismorfofobia e disturbi dell’immagine corporea)
  • Area cognitiva

 

Idea n. 6

Resilienza

Questo è un termine preso in prestito dalla fisica: indica la capacità di un corpo di resistere ad un urto tornando ad assumere la forma iniziale. È usato nelle scienze sociali per definire la capacità umana di superare i traumi e crescere in maniera positiva.

La storia difficile di tanti bambini non è un destino. Vicissitudini, sofferenze ecc. possono dare luogo al dispiegamento di nuove capacità. Non si tratta di negare la ferita che viene da un passato doloroso ma di darle un senso e un significato attraverso la psicoterapia.

 

Idea n. 7

La psicoterapia

È finalizzata ad agire sul sistema dei significati cambiando le “lenti” con cui viene letta l’esperienza. Le esperienze traumatiche non possono essere rielaborate e integrate se non attraverso la rivisitazione mentale. I metodi e le tecniche psicoterapiche utilizzate per facilitare il processo di guarigione in campo clinico sono molteplici e diversificate.

 

Idea n. 8

Quale educazione educativa?

Sentimenti di appartenenza e sentimenti di sicurezza camminano insieme. L’appartenenza, il sentirsi parte di, genera sicurezza e la sicurezza rende possibile l’appartenenza. I bambini che si sentono accettati si inseriscono più facilmente nell’ambiente, sono emotivamente rispondenti e socialmente adattabili. Il senso di sicurezza è un indicatore del vissuto di comunità; eventi e fatti capaci di generare fiducia e senso di responsabilità sono anche un fondamento del senso di sicurezza.

 

Antonella Bindocci, Psicologa e Psicoterapeuta

Salvatore Palazzo, Psicologo e Psicoterapeuta

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  • trauma resilienza mamma figlia temporale ombrello protezione adozione

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