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Lug 2020
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L’ultimo WhatsApp: cronaca di violenza in famiglia
Antonella Bindocci – Salvatore Palazzo

 

“Ora resterai da sola” “Con i miei ragazzi sempre insieme”, come leggiamo dalla cronaca, sono gli ultimi messaggi che Mario invia alla moglie, prima di suicidarsi. Nel frattempo vengono trovati nella casa di vacanza i corpi esanimi dei figli, Elena e Diego, due gemelli di dodici anni: li aveva soffocati.

L’atroce delitto lascia sconcertati. Non ci sono parole per rappresentare lo sgomento e la sofferenza della madre Daniela e di un’intera comunità. Emozioni che tolgono il fiato, che stentano a ricomporsi nella ricerca di un senso a un gesto che appare incredibile, assurdo.

La cronaca ci ha abituati da tempo alla violenza domestica, altrove sul sito abbiamo riportato informazioni inerenti al fenomeno. I dati registrano in primo luogo i femminicidi, i cui numeri sono sempre troppi, e una serie infinita di episodi di maltrattamenti e di violenza psicologica.

 

Sullo sfondo si trovano i figli di queste coppie, che loro malgrado, sono spettatori del clima di violenza.

 

Gli esperti la chiamano “violenza assistita”, bambini e adolescenti vengono travolti da litigi, discussioni e spesso agiti violenti, creando in loro una situazione di forte stress. I ragazzi che vivono il clima del conflitto tra i genitori subiscono un danno psicologico le cui conseguenze possono dimostrarsi vincolanti per un adeguato processo di crescita.

La sintomatologia che presentano è la più diversa: paure, angosce, incubi notturni, enuresi nei più piccoli, atteggiamenti di chiusura, difficoltà nelle relazioni, problemi scolastici e altro. Tutti segnali di un disagio nelle relazioni che denotano la sofferenza di una relazione di cura negata, spesso oltraggiata.

I figli si aspettano dai genitori un legame di fiducia di base, di emozioni positive, un ascolto attento e sempre comprensivo, una comunicazione chiara e rispettosa, elementi fondamentali che vengono minati da atteggiamenti aggressivi e svalorizzanti.

Nel caso riportato la violenza ha rotto gli argini, non solo delle naturali leggi che fondano i legami familiari, ma ha frantumato un intero corpo culturale che ha fatto degli uomini e delle donne esseri coscienti, consapevoli del valore della vita, dei legami di una comunità e dell’ordine sociale.

 

In quel gesto che pone fine alla vita dei due ragazzi c’è tutta la barbarie che ha segnato spesso tempi oscuri dell’evoluzione umana.

 

In un attimo i saperi umani, la conoscenza delle arti, delle religioni, la storia delle scienze, la filosofia vengono cancellati dalle mani di un padre che soffoca le sue creature. Appare difficile trovare delle ragioni all’evento, sovente si invoca la follia come causa, utile per una spiegazione che differenzia noi tutti, esseri razionali.

L’irrazionale non può avere spiegazioni, è qualcosa che afferisce all’incomprensibile e quindi, fuori e altro da ogni logica cognitiva umana. Spesso il gesto folle trova la sua essenza nell’essere irrazionale, e come tale non oggetto di analisi. L’incomprensibile diventa indicibile, come se l’evento appartenesse a un mondo altro, mostruoso, lontano dai canoni del civile vivere.

Noi pensiamo che l’essere umano debba confrontarsi con queste ombre, con la parte oscura che in qualsiasi momento potrebbe trasformarsi in un agire violento. Solo prendendo atto di questa fragilità antropologica che questi fenomeni posso trovare un senso e dei significati.

Mario che nel togliere la vita ai figli invoca sofferenza per la moglie, è il frutto di un discorso culturale di genere che stenta ad essere marginale nella nostra società. Punire la propria compagna perché ha scelto di sciogliere un legame, di separarsi, ancora oggi appare plausibile.

 

A nulla valgono le battaglie sui diritti delle donne se ancora in molti uomini si coltivano forme e atteggiamenti di aggressività, di svalorizzazione, di non rispetto.

 

La psicologia ci aiuta certamente e offre spiegazioni sul corto circuito emotivo e cognitivo di Mario, ma appare insufficiente a leggere i contesti in cui questi eventi accadono. Lo studio del soggetto con le sue caratteristiche personologiche e psicopatologiche va allargato ai sistemi culturali. Solo questo nuovo sguardo può aiutare a prevenire scenari di violenza.

Non parliamo solo dei segnali che prontamente dopo un evento tragico, tutti riconoscono, ma di situazioni in cui questi eventi possono manifestarsi. Le separazioni matrimoniali ne sono un esempio. Anche quando tutto sembra apparentemente volgere verso un accordo condiviso, spesso in terapia incontriamo uomini rabbiosi e vendicativi, che faticano ad accettare la separazione.

 

Da qui si evince che la rottura di un legame ha in sé una carica distruttiva, che se non contenuta e ragionata può esplodere in qualsiasi momento.

 

Non c’è uomo che non provi queste forti emozioni. L’essere stati un padre e un marito perfetto, sempre premuroso con amici e parenti, infaticabile lavoratore ed ottimo sportivo non è garanzia di una possibile azione violenta.

Lo spazio della psicoterapia di coppia prima, o della mediazione familiare, si sono dimostrati strumenti utili ad accompagnare le persone verso morbidi percorsi separativi. Affinare questi strumenti di analisi e prevenzione sono una possibile risposta verso quell’auspicato cambio culturale che riconosca i diritti delle donne e dell’infanzia.

 

Antonella Bindocci, Psicologa e Psicoterapeuta

Salvatore Palazzo, Psicologo e Psicoterapeuta

 


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